Fegato e cuore: in campo come nella vita

Luca Cancellara ama le tribune senza seggiolini, il subbuteo e le rovesciate.

“In Inghilterra nemmeno i campetti di allenamento delle squadre giovanili di calcio sono spelacchiati. Il football è una religione. E l’erba è la chiesa dova la si pratica.”

Quando ho iniziato a leggere “Fegato e Cuore” di Alessandro Marchi (Book Salad – pp. 236, 13 euro) ho capito che sarebbe diventato un ghiotto boccone per chi, come noi, si alimenta di football, aria frizzante londinese, squadre di periferia e di quel magico senso di unione tra modi di vivere, tradizioni e culture che il calcio detiene.

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Fegato e cuore sono quelli su cui Vincenzo Caligiuro, italiano immigrato a Londra a cercar fortuna, deve investire per avviare la sua nuova vita nella capitale inglese: il mangiaspaghetti alle prese con lavori monotoni e insoddisfacenti, con scomodi coinquilini, con qualche barriera sociale da abbattere

“Ero astemio. Ciò aveva reso estremamente complicato farmi accettare all’interno di qualsivoglia gruppo o comunità su suolo britannico.”

 e pericolo fisico in vista

“Mi resi conto di come in quei primi giorni […] avrebbero potuto rapinarmi, violentarmi, picchiarmi o schiavizzarmi. Ma avrebbe anche potuto andarmi peggio. Avrei potuto incontrare Steve Campbell.”

West-Ham-United

Fegato e cuore. Gli organi necessari a sopravvivere e provare ad avere una vita migliore. Steve Campbell, in fondo, questo desidera. E per riuscirci gli è stato necessario mettere sotto formalina il primo cuore e conservare in petto quello nuovo. Steve per una malformazione congenita non è riuscito a diventare un campione del calcio inglese, vive nell’East End e le partite del West Ham sono la sua unica ragione di vita.

Con queste credenziali come potrà apparire Vincenzo agli occhi di Steve?

 “Non sapevo giocare a calcio quindi probabilmente faticava a classificarmi come uomo.”

Fegato e cuore. Quelli che mettono nel loro gioco gli immigrati del Bari Football Club, ogni fredda domenica nei campi spelacchiati della periferia londinese. Una squadretta di turchi, arabi, indiani (e un italiano) con poche velleità e certezze, tra cui quella di ritrovarsi a fine allenamento al bancone del pub per una meritata pinta.

bari FC

“Per me il Bari FC era diventato un mondo in cui trovavo quello che non avevo avuto né a casa, prima, né in Inghilterra. Un mondo fatto di persone, di individui con le proprie particolarità, mai monotoni e capaci di trasmettermi una visione del mondo attraverso tanti occhi.”

Steve e Vincenzo. Tre cuori, sradicati. E un’amicizia che nasce, tanto per cambiare, grazie ad una birra. E si consolida attraverso semplici, quotidiani, maschilisti riti che finiscono per saldare le vite disorientate dello mangiaspaghetti e dell’hooligan disadattato.

Perché nella vita, per superare le difficoltà, per trovare il coraggio di riscoprirsi e farsi scoprire, per credere di più in sé stessi e negli altri ci vogliono fegato e cuore. Come per correre 90 minuti in mezzo al campo.

“Vincenzo, un’ultima cosa: comprati delle scarpe da calcio.”