Storie di calcio sotto l’albero

“E il calcio era lì per parlarmi di loro, di pomeriggi assolati e interminabili, di vecchietti urlanti alle finestre, di palloni bucati, di cose che sono lontane ma si assomigliano, del mistero della vita e del tempo che passa, e di quanto poco ne sappiamo noi di tutto questo.“ (E. Remmert)

A Natale puntuali come il gran bollito arrivano i soliti servizi relativi a un anno di sport, magari di calcio, di facce e di emozioni.

Per noi, che apprezziamo il calcio – e lo sport – raccontato con le parole scritte, sarebbe bello trovare sotto l’albero un libro che ci faccia emozionare come uno sbilenco e improbabile esterno sotto al sette al novantaquattresimo di una domenica uggiosa. Proviamo a lasciare qualche consiglio, fra ultime uscite e grandi classici. Con una chicca finale.

santa claus at home relaxing reading a book near christmas

Jorge Valdano “Le undici virtù del leader. Il calcio come scuola di vita”

Chi si è innamorato del sognatore di Futbolandia, non potrà non scegliere questo libro che racconta con lo stile caldo e sensibile proprio dell’ex Direttore Generale del Real Madrid le caratteristiche imprescindibili di un vero leader moderno. Fra credibilità, passione, stile, umiltà, talento e semplicità c’è modo di rivedere il calcio sotto un’altra luce. Non manca una stilettata letteraria all’acerrimo nemico Mourinho: «Se Guardiola è Mozart, Mou è Salieri. Sarebbe un grande musicista se non esistesse Mozart».

John Doe “Solo come in area di rigore”

Luca Leone, web designer romano che risponde al nome d’arte sulla copertina, è l’autore di una storia dove il protagonista è José Henrique, terzo portiere portoghese del Benfica che si trova a vincere la Coppa dei Campioni. Dopo il successo la caduta è rovinosa, e l’enigma che Josè si trova a sbrogliare segue i ritmi del thriller. Prefazione di Angelo Peruzzi.

– Federico Buffa e Carlo Pizzigoni “Storie Mondiali”

Sperling ha messo su carta le dieci straordinarie vicende legate al Mondiale di calcio e alla sua storia, raccontate quest’estate su Sky da colui che ormai è semplicemente il più formidabile narratore sportivo italiano. Insieme al fedele Pizzigoni, Buffa ripercorre azioni indimenticabili che finiscono per tracciare un ampio quadro globale. Parlando di calcio si finisce ad ascoltare musica, a conoscere la politica e ad appassionarsi alla storia del mondo srotolata lungo un rettangolo verde.

– Ivan Sica “Arrigo. La storia, l’idea, il consenso, la fiamma”

La neonata Edizioni In Contropiede, che prende forma all’inizio dell’anno lungo i nebbiosi e cinematografici avamposti della Riviera del Brenta, pubblica la storia romanzata di Arrigo Sacchi da Fusignano. L’uomo nuovo del calcio mondiale, col pressing alto e il 4-4-2 orchestrato col megafono dall’alto a Milanello, è una delle migliori intuizioni di Silvio Berlusconi, che oltre a portare il Milan sul tetto del mondo e nella hall-of-fame delle migliori squadre di sempre contribuisce a creare il terreno della strategia del consenso che investe il territorio italiano. In “Arrigo”, scritto da Ivan Sica, prende forma l’incendiario Sacchi, perfezionista maniacale più volte colpito dallo stress.

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Dei libri di calcio che ho letto nell’ultimo anno e mezzo mi permetto di suggerire “L’Alieno Mourinho” di Sandro Modeo e “Atletico Minaccia Football Club” di Marco Marsullo. Il primo è una sorta di trattato con spunti a tratti filosofici sulla figura di Josè da Setubal, un racconto approfondito che sviscera aspetti metodologici ed esistenziali di uno degli allenatori più famosi del globo, ben scritto ed illuminante. Il secondo è invece un romanzone incalzante sui campi improbabili dell’Eccellenza campana, dove Vanni Cascione – mister il cui unico dio è proprio Mourinho – guida l’Atletico Minaccia Football Club in un campionato esaltante, fra camorra, portieri cocainomani e stopper detti “Trauma”. Divertentissimo e romantico insieme.

Conservo inoltre sulla libreria, pronto da inforcare, “Heartland” dell’inglese Anthony Cartwright: ambientato nella sua Dudley, il romanzo incrocia le vicende della squadra locale del Cinderheath FC impegnata contro la compagine musulmana della stessa città. Sullo sfondo i mondiali nippo-coreani del 2002, a pochi giorni dalla storica sfida fra Inghilterra e Argentina. Rob – ex giocatore e insegnante di sostegno – non ha alcuna voglia di giocare la partita, che potrebbe scatenare una guerra razziale in una periferia abbandonata a sé stessa. Promette bene.

Nella libreria conservo inoltre “Ogni benedetta domenica” di Fulvio Paglialunga. Non posso infine esimermi dal suggerire un libro che ho letto ancora qualche anno fa e che ho amato tantissimo. Si tratta di “Un’ultima stagione da esordienti” di Cristiano Cavina.  Anche se, come molti sapranno, a oggi il migliore racconto di sport mai scritto rimane probabilmente la biografia di un tennista. “Open” che racconta la testa e il cuore di Andre Agassi e che consiglio in maniera davvero calorosa.

E se di libri siete sommersi, pensieri e parole sportive per le orecchie potete trovarli su Fonderia Mercury: Atleticamente è una serie di corti radiofonici, realizzati per la Rete Due della RSI, da Gianmarco Bachi e Sergio Ferrentino. Storie di calcio, di uomini, di folle che immortalano alcuni grandi momenti in soggettiva, dal rigore di Baggio a Pasadena sino alla famosa testata di Zidane a Berlino, portando l’ascoltatore nei flussi inarrestabili e sincronici della mente dello stesso giocatore protagonista. All’iniziativa collabora anche il nostro Luca Cancellara.

Buone Feste da Rovesciate.

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La scuola olandese dell’Ajax Academy

Qualche settimana fa la Biancoscudati Padova, società risorta dalle ceneri del fallimento estivo del Calcio Padova e ripartita dalla serie D, ha organizzato una serata interessante dedicata a tutti gli istruttori ed allenatori del settore giovanile.

Sulla scia del grande successo raggiunto nelle precedenti stagioni dal Clinic programmato dalla precedente gestione e che ha portato al Palasport di via Gozzano allenatori come De Paoli, Mangia, Viscidi e Sacchi – per citarne solo alcuni – il pubblico ha dato una risposta estremamente positiva riempendo nuovamente lo stesso palazzetto in occasione della prima puntata, gestita appunto dalla nuova Società, destinata al mondo del calcio giovanile.

L’ingresso, non più gratuito, costava 10 €. Una cifra abbordabile, che rappresenta probabilmente una giusta via di mezzo fra i costi sostenuti e la necessità di una Società nuova di finanziarsi anche attraverso eventi che esulano dalla partita di campionato e rappresentano una modalità sana di presenza sul mercato calcistico e di marketing contemporaneo.

I Biancoscudati inoltre hanno messo a disposizione di tutti gli iscritti un consistente plico di dispense incentrato sul tema della serata e un video riservato ai soli partecipanti nella fase successiva.

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Il successo dell’iniziativa in ogni caso è stato raggiunto grazie soprattuto al traino che il nome Ajax riscuote negli appassionati di calcio giovanile. Infatti a partire dagli anni ’60 per arrivare ai giorni nostri – senza contare l’influenza che la scuola olandese ha esercitato sul Barcellona con la squadra di Guardiola come apice del modello – l’Ajax rappresenta uno dei punti di riferimento fondamentali per chiunque approccia il calcio come allenatore del settore giovanile.

A onor del vero si può ampliare lo sguardo e dire che la filosofia dei lancieri interessa e appartiene tutte le sfere di una società, intesa sia in termini sportivi sia sociologici: dai dirigenti ai genitori, dai ragazzi ai collaboratori esterni, l’Ajax ha molto da insegnare non solo in campo ma a tutti i livelli (organizzativi, di approccio, collaborativi).

A chiarire molti concetti ci pensa Patrick Ladru, technical manager dell’Ajax Academy, accompagnato durante la serata da Sander De Goede – creatore dell’Ajax Online Academy – e da David Endt, giornalista e team manager Ajax dal ’97 allo scorso 2013, che nel corso della serata si assumerà l’onere della traduzione simultanea.

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La serata – dedicata alla costruzione e alla finalizzazione di gioco – inizia con una fase introduttiva che esplica alcuni aspetti dell’Ajax Academy, una sorta di presentazione e fa sorridere che inizialmente Ladru precisi di come solitamente per questo genere di iniziative siano abituati ad utilizzare in diretta internet grazie al wi-fi che ovviamente nell’Italia del 2014 rimane ancora un miraggio.

L’Academy sul web nasce infatti sei/sette anni fa come risposta ai problemi finanziari dei club dilettantistici che iniziavano ad incontrare difficoltà a pagare i propri istruttori e allenatori. Per cui l’interrogativo verteva sulla maniera in cui l’Ajax avrebbe potuto aiutare i club dilettanstici, serbatoio primario del calcio di ogni nazione, a strutturarsi e organizzarsi meglio. 800 esercizi on-line rappresentano l’idea di fornire a istruttori ed allenatori dei club dilettantistici olandesi tracce comuni di principi da sviluppare per contribuire in maniera uniforme alla formazione di giocatori moderni, i più preparati dei quali hanno naturalmente l’Ajax come massimo punto di approdo nazionale. Con questo intento – simile allo sviluppo dei piani federali di Belgio e Germania, con la differenza che qui si parla di un club per cui si tratta di un approccio a mio modo di vedere ancor più straordinario soprattutto pensando ai campanili italici – l’Ajax condivide pertanto esercitazioni ed istruzioni con molti degli altri soggetti impegnati nella stessa missione.

La programmazione dell’Ajax si fonda infatti sulla suddivisione degli atleti in tre fasce chiamate “ruote”: all’interno della stessa – prendiamo ad esempio la seconda che racchiude ragazzi fra i 13 e i 16 anni – esiste una condizione di dinamismo e fluidità secondo la quale un ragazzo di 15 anni può allenarsi e sfidare tranquillamente uno di 13. E questo vale per tutte e tre le ruote. In questo modo, pertanto, il salto in prima squadra è un gradino minore rispetto a quello di Milan e Juve ad esempio. Poiché all’Ajax “we don’t look at ages but at talent” dice lo stesso Ladru. Ed è proprio su questo tasto che il management dell’Ajax insiste per convincere i propri ragazzi più bravi a resistere alle avances dei top-club europei. Qui se sei bravo già a 17 anni puoi giocare in prima squadra.

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Ladru inoltre accenna ad alcune sue pregresse esperienze nel calcio giovanile all’estero, nel dettaglio cita Messico ed Emirati Arabi. I club di riferimento sono Chivas ed Al-Ahli.

«Quando mi approccio a un team che mi chiede di collaborare con loro domando subito come vogliono sviluppare i giovani giocatori. Per rispondere a questa domanda è innanzitutto necessario avere un’idea chiara del modo di giocare, del sistema che vorrei utilizzare. Definire il sistema di gioco e la filosofia è la base per passare alla fase successiva riguardante i “player profile” e i “trainings model”. Oltre a definire i parametri maggiormente importanti nel valutare la crescita del giocatore – peraltro dettagliatissimi e suddivisi per ruolo – è altrettanto fondamentale disporre di schemi organizzati che raccontino cosa abbiamo bisogno di fare in allenamento perché il lavoro risulti organico con sistema e filosofia scelti in precedenza. I coach infine dovranno cooperare con le diverse esercitazioni.»

Scollinata la fase di presentazione globale del settore giovanile dei lancieri, che procede attraverso l’analisi dell’organizzazione delle esercitazioni (dimensioni del campo in relazione al numero e all’età dei giocatori, capacità da sviluppare, ecc.) la serata entra nello specifico di alcuni esempi di esercitazioni attuate con alcuni ragazzi del settore giovanile padovano. Il focus riguarda alcuni rondo in posizione – dal 3vs1+2 al 4vs2+2 – dove l’intenzione è quella di curare smarcamento, posizione del corpo e passaggio sul piede corretto per incentrarsi nella parte finale in una esercitazione che prevede la superiorità numerica di una squadra a difesa di una porta con l’obiettivo di condurre la palla sulla linea di meta e l’inferiorità degli avversari che hanno invece il compito di rubare palla e segnare. Dai 3 più il portiere contro 2 attaccanti si arriva sino ai 4+portiere contro tre attaccanti.

Il concetto-base è quello di un calcio pensante, che lascia ai ragazzi scoprire quali siano le migliori scelte da fare in fase di possesso e non-possesso. Le scelte di gioco infatti, come sottolinea Ladru, devono fuoriuscire in autonomia e non sulla base di indicazioni ferree del mister che comunque collabora alla seduta con spunti di riflessione.

La serata si chiude con alcune domande che rivelano come l’Ajax utilizzi i giochi di posizione già dai 9 anni (anche se parliamo di semplici rondo 3vs1) e può contare su ben 12 preparatori atletici che propongono non solo esercitazioni motorie riservate al calcio bensì tracce di altri sport come judo, atletica e altro poiché la mentalità olandese è quella di prendere il meglio da ogni disciplina. Ladru, poi, evidenzia di come la scelta sia anche fondata sull’osservazione di maggior impegno da parte dei ragazzi che praticano sport differenti dal calcio stesso, con un senso più spiccato di disciplina e volontà.

Infine spazio ad alcuni aneddoti, dalle critiche iniziali in Olanda a Van Gaal durante la Coppa del Mondo per la scelta di un modulo difensivo sulla carta come il 5-3-2 (“i difensori erano i giocatori meno abili della Nazionale, ecco spiegata la necessità di proteggersi maggiormente” appunta Ladru) trasformate in elogi vista la cavalcata sino alla semifinale, per arrivare a un confronto col calcio italiano.

«L’anno scorso abbiamo incontrato il Milan in Champions League. In occasione della sfida abbiamo avuto modo di confrontarci con Filippo Galli e altri responsabili del settore giovanile rossonero. Quando abbiamo mostrato loro alcuni video del nostro modo di intendere il calcio sin dalle giovanili, con i centrali di difesa che si allargano quando la palla è in possesso del portiere e i terzini che si alzano fino a metà e a volte oltre la metà-campo ci hanno chiesto dove stavano andando i nostri difensori. Abbiamo avuto una bella discussione sulle differenti filosofie di intendere il calcio. Non vogliamo insegnare nulla a nessuno, ma semplicemente testimoniare come sapete bene che esistono molti modi per arrivare a Roma.»

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NOTE:

Il Real Madrid ha speso 265 milioni di euro per Ronaldo, Bale e Rodriguez. L’Ajax €232 milioni in trasferimenti dal 1900, anno della fondazione.

  • 7 campi da gioco, 14 spogliatoi e una struttura apposita per judo e ginnastica compongono il quartier generale dell’Academy Ajax
  • 12 insegnanti lavorano attualmente per l’Ajax seguendo i ragazzi dai 13 anni in su con un programma dettagliato che consente ai ragazzi di sviluppare in abbinata calcio ed istruzione ai massimi livelli
  • 25 coach per circa 200 atleti
  • Alcuni coach seguono e sviluppano specifiche capacità ad esempio Wim Jonk per il passaggio e Brian Roy per il dribbling

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http://www.ajaxonlineacademy.com

Le 9 cose che mi ha insegnato Pippo Inzaghi

Alberto Massignan ama la erre francese, i panzer tedeschi, la fotografia e i Clash. Adora, letteralmente, Filippo Inzaghi e questo non è un articolo ma una lettera d’amore. 

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1) Specializzati

Se non hai ancora capito lo scopo in questa tua vita, devi diventare uno specialista. Per iniziare, segui dove ti porta l’istinto, costringiti a capire cosa ti piace fare, esegui cosa ti riesce facile. Queste azioni o routine mettile in “banca”, falle meglio che puoi e preparati a mostrarle al mondo che le sai fare come nessun altro. Pippo Inzaghi terzino non avrebbe trovato spazio neanche in una squadra dilettantistica.

2) Metti la cera, togli la cera

La ripetizione è alla base della perfetta esecuzione, il dettaglio è la differenza tra il successo e l’insuccesso. Occhi sui calzettoni bianchi di Pirlo che si muovono, due metri sgangherati a sinistra e poi il taglio sul primo palo coprendo tutta la luce possibile. Il primo gol in finale ad Atene nel 2007 contro i Reds potrebbe essere sembrato un caso per molti detrattori. Eppure Pippo quello stesso identico gol l’aveva già fatto in un derby al Meazza qualche tempo prima e (lui dice) altre diverse volte in carriera. La fortuna non viene per caso.

3) Non guardare quello che non c’è

Non piangerti addosso per il tempo che passa velocemente, l’aiuto promesso che non arriva o le tue scarse doti naturali in un determinato contesto. Anche per un calciatore senza dribbling, senza tiro, senza tecnica e senza prestanza fisica è biologicamente possibile diventare Campione d’Italia, d’Europa e del Mondo da assoluto protagonista.

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4) Stare zitto

Piagnistei e proteste contro una situazione ingiusta, spesso, hanno un influsso negativo anche su se stessi. Se esuliamo dai simpatici siparietti contro i guardalinee di mezzo continente, Inzaghi non si è mai pubblicamente lamentato dell’inspiegabile esclusione dalla finale persa di Instanbul, di fare la riserva a Luca Toni nel Mondiale 2006, mai lamentato nemmeno di Allegri che lo ha tenuto in panchina negli ultimi anni della sua carriera –una delle azioni più infami mai condotte a mano di un allenatore verso un calciatore .

5) Non mollare mai

Il fastidio, la stanchezza, la difficoltà, sono emozioni che tutti proviamo, specie nei momenti decisivi. Se non molli al 94esimo e non molli a 39 anni suonati e non molli dopo che la ventesima volta che finisci in fuorigioco in mezz’ora, hai tutte le possibilità di spuntarla su chi ha mollato prima di te.

6) Ringrazia

No man is an Island. Noi siamo quello che ci sta attorno, noi siamo il nostro contesto. Mai nessuno come Inzaghi nella storia del calcio ha avuto bisogno di compagni, società e tifosi che credessero in lui e lo aiutassero a trasformare le sue azioni in gol e diventare il più grande attaccante d’area di rigore di tutti i tempi. Anche nei momenti più gloriosi a livello personale, ogni sua intervista iniziava e finiva con grazie.

7) Gratìficati

Dopo esserti impegnato e aver lavorato, sudato, lottato per raggiungere un obiettivo, goderti la ricompensa è l’appiglio indispensabile attraverso il quale è possibile ripartire verso il nuovo check point. I 90 secondi medi di esultanza di un gol di Pippo Inzaghi esprimono al meglio il concetto.

UEFA Champions League Final: Liverpool v AC Milan

8) Piccolo o grande che sia, rimane sempre un ostacolo

Ascoli, Novara, Faer Oer; Real Madrid, Manchester United, Bayern Monaco. Nessun’altro giocatore a memoria nella storia del calcio ha collezionato così tanti successi e messo la firma personale (G – O – L ) con avversari di tutti i tipi, in tutte le stagioni dell’anno, con qualsiasi posta in palio. Pippo Inzaghi lotta e segna nei preliminari di Champions League con lo Slovan Liberec con la stessa grinta e attenzione con cui mette dentro una doppietta nella finale di Coppa Intercontinentale con il Boca Juniors. Quando c’è un ostacolo, non rimane altro da fare che saltarlo.

9) Rialzati

In una recente intervista Inzaghi ha dichiarato che nel 2002, durante la riabilitazione per la rottura del collaterale, aveva avuto paura di non tornare più come prima. Poi la storia dice che sono arrivati 11 trofei (tra Milan e Nazionale), molti dei quali vinti segnando gol decisivi nelle finali (Coppa Italia, Supercoppa Europea, Champions League, Coppa Intercontinentale). Neanche la rottura del crociato anteriore, a 37 anni suonati -con la maggior parte dei coetanei già in pensione – gli ha impedito di tornare e continuare ad inseguire i suoi record.

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[Dopo l’infortunio dell’11 Novembre 2010 contro il Palermo]

“La vita e il calcio sono così. Un minuto prima giochi e lotti, un minuto dopo ti tieni il ginocchio fra le mani. Ed è un minuto dopo che ti guardi attorno. E io attorno a me ho tutti voi. Grazie. Mi avete emozionato tutti, la Società, il Mister, i miei compagni di squadra, i miei tifosi. Io guardo voi e voi abbracciate me. In fondo al vostro cuore lo sapete, come lo so io, che è dura, ma io non mollo.”