Educazione Calcistica: penso dunque gioco

Luca Cancellara ama le tribune senza seggiolini, il subbuteo e le rovesciate.

Si chiama Funino ed è un metodo di formazione calcistica per ragazzi dai sette ai dieci anni presente in sessanta paesi nel mondo. Da oltre quindici anni pilastro formativo della Federazione Spagnola di cui la cantera del Barcellona è la punta d’iceberg.

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«Siamo appena tornati da Debrecen, in Ungheria, dove abbiamo tenuto un corso: la Federazione magiara sta pensando di adottare il nostro metodo per rilanciare il movimento calcistico. E in Cina, da qui al 2025, prevedono di aprire 58 mila accademie».

Marcello Nardini, portiere degli anni ’70 (ha giocato anche in Germania) mi introduce così nello sconosciuto mondo del Funino, letteralmente “divertimento per il bambino”. Perché il Prof. Nardini, oltre che ex giocatore professionista e medico dello sport, è il presidente dell’associazione italiana Horst Wein, l’allenatore degli allenatori come viene chiamato laddove abbia diffuso il suo verbo.

E di fronte a questi numeri vacillo: non ho mai sentito parlare del santone Wein e del suo metodo sviluppato in 60 paesi nel mondo con l’obiettivo di educare i calciatori tra i sette e i dieci anni.

Per inquadrare velocemente il tema, e colmare la mia ignoranza, Nardini snocciola le Società che hanno aderito all’educazione alternativa: oltre alla Federazione Spagnola, che ha abbracciato il progetto sino a farlo diventare la sua Guida Ufficiale, anche Arsenal, Schalke 04, Leeds, Hoffenheim e St. Pauli. Ma soprattutto Valencia, Real Madrid e Barcellona, hanno plasmato le loro cantere sulla metodologia di Wein, medaglia olimpica d’argento nel 1980 come coach della Nazionale spagnola di hockey. Il modello di Wein e dei suoi seguaci diffusi in ogni angolo di mondo (tra cui Armenia, Panama, Estonia, Arabia Saudita e Singapore) è interamente basato sulle capacità psico-fisico-tecniche dei ragazzi: qualsiasi cosa, nella visione Funino, viene adattata alle abilità dei piccoli atleti, si procede per gradi in funzione delle loro attitudini. Rispetto ai tradizionali metodi educativi, l’apprendimento del giovane è essenzialmente guidato dal Gioco: l’obiettivo è quello di ricreare le condizioni del gioco di strada, senza meccanizzare un gesto tecnico dopo l’altro come avviene generalmente con il metodo analitico.

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«La difficoltà attuale del calcio – mi spiega Nardini – è proprio questa: pretendiamo dai giovani giocatori di partecipare a situazioni di gioco troppo complesse per le loro capacità ed è per questo che il metodo Funino si fonda sul tre contro tre, per passare poi gradualmente al calcio a cinque, a sette, e, solo dopo i 14 anni, al calcio a undici.»

Le fasi di un’azione su cui si concentrano i formatori di Wein sono quattro: percezione, cioè acquisire informazioni sulla dinamica di gioco; comprensione ed interpretazione, in cui ci si fa carico delle precedenti esperienze per riconoscere il problema trovare le soluzioni migliori; presa di decisione, valutando le diverse opzioni e calcolandone i rischi ed infine l’esecuzione, risolvendo il problema con una risposta motrice corretta eseguita con il “giusto” tempo.

Il gioco insomma come unico maestro, giochi semplificati come stimolatori naturali di fantasia e creatività, grazie alle continue sollecitazioni di gesti tecnici differenti e alla presa di coscienza e al dominio di spazio e tempo. Durante tali esercitazioni l’allievo è costretto a trovare la “soluzione” attraverso il ragionamento, decidendo rapidamente cosa è meglio fare in quella determinata situazione.

L’altro pilastro del sistema F sono le porte: ci sono quattro reti, due da attaccare e due da difendere in un campo da 25 x 30 metri circa; con questi requisiti aumentano notevolmente i tocchi di palla di ciascun giocatore, maggiore è il coinvolgimento nell’azione e la cooperazione tra compagni diventa necessaria, dovendo difendere due porte e poterne attaccare altrettante. In questo senso il ragazzo non è “costretto” a focalizzarsi su un unico obiettivo (l’unica porta) ma ne viene allenata la visione periferica di gioco, il cervello rimane costantemente attivo per una rapida lettura, in tempo reale, delle azioni difensive e offensive.

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Un altro elemento fondamentale del metodo Wein è il rapporto allenatore-giocatore: «I nostri formatori non sono educati a suggerire (per non dire urlare da bordo campo) ai ragazzi cosa fare ma insegnano loro a capire cosa fare, ma li accompagnano alla consapevolezza di eseguire precisi gesti tecnici e a mettere in pratica situazioni tattiche in funzione alle loro carenze, instillando nella memoria a lungo termine del ragazzo la soluzione al problema».

In Italia? «Siamo indietro di 20 anni» risponde categorico Nardini: «L’innovazione viene vista come elemento che può mettere in crisi lo status quo, ma per noi la cosa fondamentale è migliorare la qualità del calcio e l’evoluzione sportiva dei nostri piccoli giocatori. Abbiamo dovuto chiedere una deroga alla FIGC perché i ragazzi, seppur piccoli, non possono giocare gare ufficiali con 4 porte e tre contro tre.»

Perché da noi si è giocato e si gioca a Funino, nel 2013 e nel 2014 sono stati organizzati rispettivamente il primo torneo nazionale ed internazionale con sedi a Desio e Monza. «Il Funino è la riscoperta del gioco di strada di un tempo ma con una miglior organizzazione e a misura di bambino. È un modo di giocare che lascia esprimere la creatività senza pressioni» mi spiega Alessandro Crisafulli, uno degli organizzatori dei due eventi italiani: «Non ci sono competizioni, classifiche o premiazioni finali ma solo la nomination “the beautiful game” per il miglior gioco espresso». Che nell’edizione di settembre 2014 è stato vinto dal St. Pauli, distintosi tra gli avversari che comprendevano, oltre a squadre italiane tra cui Inter e Atalanta, anche società finlandesi, irlandesi, polacche, spagnole e tedesche per un totale di oltre centocinquanta ragazzi coinvolti. E proprio in quell’occasione i giovani calciatori stranieri hanno mostrato la miglior confidenza con le dinamiche di gioco del sistema Funino: «In Germania sono sette le società professionistiche che hanno aderito al programma di Wein, tra cui il Bayern Leverkusen. E si è visto: i ragazzi tedeschi hanno espresso un gioco più armonico, coprendo meglio gli spazi in campo e dimostrando una superiore intelligenza calcistica».

 

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Il torneo, che ha avuto importanti partner tra cui Unicef ed Expo2015, ha rappresentato una ventata di novità anche dal punto di vista sociale: la nuova educazione viene portata anche al di fuori del campo con pubblico e genitori assiepati a bordo campo, posizione che permette di avvicinarsi con un’ottica propositiva all’azione dei piccoli calciatori aumentandone la connotazione d’incitamento a discapito della pressione psicologica e del tifo tout court. Inoltre i piccoli calciatori sviluppano la capacità di dare valore e rispetto alla superiorità dell’avversario senza doversi arrendere e a mettere in campo la volontà di superarsi per raggiungere un livello di gioco ottimale senza tener conto del risultato: nel Funino, infatti, non esiste il punteggio e i gol, maggiori rispetto alle tecniche tradizionali (anche solo per la doppia porta a disposizione), non sono fini a sé stessi ma vissuti come coronamento di buone dinamiche tecnico-tattiche.

La situazione italiana è dunque meno evoluta rispetto ad altre esperienze, soprattutto europee, ma la prospettiva è tutt’altro che negativa: ai corsi organizzati dall’associazione italiana Horst Wein partecipano centocinquanta-duecento allenatori e formatori per volta e, anticipazione del Prof. Nardini, si sta lavorando al primo torneo mondiale di Funino in Italia, che sarà organizzato nel giugno del prossimo anno: «Le squadre italiane solitamente puntano a far crescere i ragazzi dal punto di vista fisico, trascurando l’approccio mentale e cognitivo alla partita e alle dinamiche di individuali e di squadra. C’è ancora molto da fare, soprattutto puntando sul metodo Brain Kinetic, nato in Germania a opera di Horst Lutz, che permette di incrementare le capacità cerebrali degli atleti al fine di creare calciatori intelligenti e completi».

Perchè come sostiene Wein, il calcio parte dalla testa, attraversa il cuore e termina nei piedi.

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NOTA: L’articolo è stato scritto riportando qualche fedele citazione dal sito Ideacalcio di Diego Franzoso: qui potete trovare l’intero pezzo dedicato al metodo Funino.